Progetto 1

RIVISITAZIONE DELLE CARTE DEL RISCHIO CARDIOVASCOLARE

Premessa

Il progetto nasce dal presupposto, universalmente accettato, che la valutazione del rischio cardiovascolare totale riveste grande importanza per le decisioni terapeutiche che vanno modulate, per ampiezza, intensità e natura di interventi, in funzione dell’entità del rischio stesso: da quello per definizione assai elevato dei pazienti con storia di malattia cardiovascolare o renale, a quello di pazienti senza pregresso evento cardiovascolare ma con fattori di rischio cardiovascolare, diabete o danno d’organo a quelli infine senza particolari fattori di rischio nei quali la prevenzione dovrebbe basarsi pressoché esclusivamente sull’implementazione di un sano stile di vita. Tali fasi potrebbero essere definite come prevenzione terziaria, secondaria e primaria, rispettivamente.

Valutazione attuale del rischio cardiovascolare in Italia

Allo stato attuale la valutazione del rischio cardiovascolare si avvale in Italia delle carte del rischio elaborate dall’Istituto Superiore di Sanità, sulla base dei dati forniti da un certo numero di studi osservazionali. Tale elaborazione ha avuto il merito di riconoscere l’importanza del problema nonché di elaborare una quantificazione, relativamente semplice a basata su dati nazionali, da utilizzare in modo ampio e standardizzato nella pratica clinica. La materia è però complessa e per definizione bisognosa di verifiche e aggiornamenti in funzione della 1) discrepanza dei dati ottenuti nei diversi studi 2) l’identificazione di nuovi fattori di rischio e la diversa percezione del ruolo di quelli esistenti nel rischio complessivo e 3) l’elaborazione, a livello internazionale di nuovi modi di quantificare il rischio.

Obiettivi: Il progetto si propone di elaborare un aggiornato metodo di quantificazione del rischio cardiovascolare totale, aggiornando e modificando le carte del rischio italiano in funzione dello stato attuale delle conoscenze sia sui fattori di rischio sia sui metodi ed algoritmi elaborati e prescelti a livello internazionale. I dati di riferimento saranno gli studi di popolazione e non italiani ma anche internazionali. Verranno esaminati i fattori di rischio di riconosciuta importanza prognostica isolatamente e nel quadro di visione, prestando attenzione anche alla loro prevalenza, facilità, precisione e riproducibilità di misura nonché al ridotto costo di accertamento, elementi di fondamentale importanza per la pratica clinica. In tale ottica particolare importanza rivestirà la valutazione dell’eventuale inserimento di misure semplici e poco costose di danno d’organo.

Competenze: Viene proposta l’istituzione di un Gruppo di Lavoro comprendente esperti del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità, delle Società Scientifiche appartenenti alla Consulta per la Prevenzione Cardiovascolare incluse la Società di Medicina Generale e la Federazione delle Società Cardiologiche, supportate da competenze statistiche specifiche. Tale gruppo di lavoro dovrebbe nominare al suo interno un gruppo più ristretto con compiti di una elaborazione iniziale, attraverso un esame critico dei dati diagnostici, del documento da finalizzare. La prima riunione potrebbe tenersi in luglio e l’elaborazione finale, successiva ad incontri collegiali da tenersi nella seconda parte del 2009, essere disponibile entro il primo semestre del 2010.

Azioni successive: Il metodo aggiornato di valutazione del rischio dovrà essere oggetto di diffusione attraverso molteplici iniziative (convegni scientifici, pubblicazioni in riviste scientifiche e media a carattere divulgativo, presentazione alle Istituzioni regionali e alle ASL). La diffusione dovrà essere facilitata dall’elaborazione di appositi moduli o altri metodi di raccolta e quantificazione rapida dei dati. Alle ASL potrà essere chiesto di prestarsi a facilitare l’inserimento di elementi innovativi (es. stick per la valutazione della microalbuminuria) qualora ritenuti importanti per la quantificazione del rischio totale.

Progetti derivati: L’aggiornamento dei metodi di quantificazione del rischio cardiovascolare totale potrebbe fornire l’occasione di vagliare ed eventualmente mettere in atto importanti progetto accessori. Quello, per esempio, di aggiornare le conoscenze sugli studi di popolazione o comunque su ampie casistiche eseguiti o in corso in Italia, creando se possibile un data-base unificato. Od anche procedere ad una valutazione approfondita della prevalenza del danno vascolare (presenza e composizione di placche aterosclerotiche) in soggetti di maggiore età apparentemente senza fattori di rischio nei quali la prevenzione o meno di tale alterazione è cruciale per l’evoluzione futura del rischio e le scelte terapeutiche. Ciò fornirebbe dati sulla opportunità o meno di prevedere in futuro l’inserimento nel computo del rischio di misure più elaborate di danno d’organo.