Farmaco anti-diabete a rischio infarto

Salvatore Patriarca

Chi prende Avandia, farmaco prodotto da GlaxoSmithKline, per curare il diabete sarebbe esposto a un maggiore rischio cardiovascolare. Secondo un’indagine svolta dalla Fda (Food and Drug Administration), l’agenzia americana di controllo sui farmaci, sostituendo l’Avandia con l’Actos, un trattamento anti-diabetico molto simile, si potrebbero evitare 500 attacchi cardiaci e 300 casi di insufficienza cardiaca al mese.

Per i due ricercatori che hanno condotto l’indagine per conto della Fda, David Grahm e Kate Gelperin, il rosiglitazione (il principio attivo dell’Avandia) “andrebbe ritirato dal mercato”, stando alle indiscrezioni pubblicate sul New York Times di ieri.

Il farmaco, indicato per la cura del diabete di tipo 2, è in commercio anche in Italia da quasi dieci anni, a seguito dell’autorizzazione dell’Emea (European Medicines Agency), l’ente comunitario preposto alla regolamentazione in ambito farmacologico, avvenuta l’11 luglio 2000 e rinnovata nel 2005 per altri cinque anni. Nel 2007 tuttavia uno studio condotto da Steve Nissen della Cleveland Clinic e pubblicato sul New England Journal of Medicine, una delle più autorevoli riviste del settore, evidenziava un aumento significativo del rischio infarto in coloro che assumevano il rosiglitazone. Nonostante questi dati, nel maggio 2007 le autorità europee hanno comunque ritenuto di poter affermare come i benefici determinati dal farmaco fossero maggiori dei pericoli, evidenziando il fatto che già nel settembre 2006 fosse stata inserita nella scheda di descrizione del prodotto l’aggiunta relativa al “rischio di eventi ischemici cardiaci”.

Gli effetti collaterali del rosiglitazone erano già stati evidenziati nel 2004 dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), che aveva inviato all’azienda produttrice una nota nella quale si segnalava l’aumento di attacchi di cuore nei pazienti in cura con Avandia. Lo stesso Senato degli Stati Uniti ha promosso una commissione d’inchiesta bipartisan, guidata dai senatori Max Baucus (democratico) e Charles E. Grassley (repubblicano), che dovrebbe comunicare domani i risultati della propria indagine, basata sull’insieme di 250mila documenti e numerosi trial clinici.

Dal canto suo, Glaxo che ha in Avandia uno dei suoi prodotti di punta, con un flusso di vendite nel 2006 pari a 3,2 miliardi di dollari, preferisce non commentare il succedersi delle indiscrezioni sulla stampa. Dalla multinazionale inglese trapelano due elementi: la rinnovata negazione di “una chiara evidenza scientifica che stabilisca che Avandia incrementi il rischio di attacchi cardiaci” e il rimando al trial Tide, che dovrebbe concludersi nel 2020, dando finalmente un quadro complessivo della questione.

Già da domani, in realtà, il complesso reticolo di accuse e resistenze si arricchirà di nuovi elementi.

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