Standard Italiani per la Cura dell’Obesità

E' con particolare piacere che vi presentiamo gli Standard Italiani per la Cura dell’Obesità - SIO-ADI, essi colmano un vuoto di molti anni rappresentando, di fatto, il secondo documento italiano di linee guida sull’obesità dopo la pubblicazione nel 1999 delle Linee Guida Italiane Obesità (Li-GIO’99).
Il documento è frutto dell’impegno profuso da un gruppo di esperti italiani nella cura dell’obesità elencati nelle pagine precedenti, capeggiati, per le varie sezioni, da: Luca Busetto, Barbara Cresci, Massimo Cuzzolaro, Lorenzo M. Donini, Pierpaolo De Feo, Annunziata Lapolla, Lucio Lucchin, Claudio Maffeis, Enzo Nisoli, Fabrizio Pasanisi, Carlo Rotella e Mauro Zamboni; a tutti, ma a questi ultimi in particolare, va il nostro più sentito ringraziamento.
Il documento affronta il problema obesità dalla gravidanza alla terza età terminando con un algoritmo di cura che auspichiamo possa arricchirsi negli anni di nuovi e più efficaci strumenti terapeutici. Ne avvertiamo tutti il forte bisogno!
Questa vuol essere una guida, basata sulle prove scientifiche, utile non solo a chi nei vari ambiti è impegnato in prima fila nella cura delle persone con obesità, ma anche ad altri specialisti (e sono molti!) per i quali l’incontro con il paziente obeso e le sue problematiche diviene sempre più frequente.
Merita tuttavia, nel momento di varare un documento del quale certamente andiamo fieri, fare alcune considerazioni ed indicare possibili caveat.
Nel corso degli ultimi anni, si è assistito ad un notevole aumento della pubblicazione di linee guida destinate alla pratica clinica. Anche se vi è una crescente consapevolezza che la semplice pubblicazione di una guida non garantisce che ciò che viene suggerito come pratica migliore venga effettivamente tradotto nelle scelte cliniche quotidiane. Diversi grandi revisioni di pratica clinica continuano a documentare il divario tra ciò che le linee guida consigliano e ciò che effettivamente accade. Esiste per contro un pericolo che potenzialmente si sta insinuando nel rapporto tra generazione delle linee guida e pratica clinica conseguente all’accelerazione del turnover delle conoscenze in specifici settori.
Le linee guida si inseriscono nel processo decisionale offrendo il supporto di una conoscenza condivisa e di scelte operative provate sia in termini di efficacia che di sicurezza. Esse partono da assunti teorici condivisi e solide conclusioni sperimentali (trials clinici, meta-analisi validate) e propongono soluzioni, decisioni e comportamenti complessivamente accettate e adottate dalla comunità scientifica ed è in questo contesto che si inserisce la possibilità dello sbaglio. Chi utilizza conoscenze consolidate e applica regole codificate per chiarire, ad esempio, un problema diagnostico o per decidere una terapia, può mancare il proprio obiettivo per molte ragioni diverse: ad esempio perché non ha utilizzato le nozioni più adatte al suo caso, o perché non ha impiegato tutte le nozioni e/o le tecniche disponibili, o perché ha fatto ricorso a una regola inappropriata, e così via.
Le linee guida sono nate proprio per ordinare un’enorme massa di conoscenze, spesso non sempre coerenti tra loro, intorno ad argomenti specifici in maniera tale da armonizzare e uniformare le scelte pratiche nell’agire clinico e ridurre gli errori operativi. Esse sono la risultante, almeno limitatamente al periodo di tempo in cui vengono proposte, di un costrutto teorico ritenuto vero che si fonda sulla probabilità che i dati osservati siano altrettanto veri sulla scorta di presupposti teorici ritenuti altamente probabili dalla comunità scientifica.
In un momento storico in cui potrebbe verificarsi una potenziale discrepanza tra la formidabile accelerazione del turnover delle conoscenze e la pubblicazione di linee guida, queste potrebbero risultare obsolete già nel momento della loro definizione e applicazione.
E in effetti la “evidence-based medicine” e le linee guida cliniche sono raramente la risposta definitiva ai problemi clinici e sono soggette a tanti cambiamenti quanto più elevato è l’emergere di nuove conoscenze. Per queste ragioni intendiamo aggiornare costantemente queste linee guida, che saranno sempre disponibili sul sito delle due Società.
Inoltre, sebbene il documento non affronti il complesso tema delle complicanze dell’obesità, è anche opportuno distinguere decisioni cliniche generiche, che possiamo gestire attraverso le linee guida, e decisioni complesse, tipiche del paziente anziano con pluripatologia, o con una patologia come l’obesità che porta con se un ampio spettro di comorbosità, che oggi richiedono al medico capacità di gestire direttamente le conoscenze scientifiche (knowledge management).
Per capire com’è fatto il mondo esiste una strada maestra che è interrogare la natura tenendosi pronti a rinunciare alle idee precedenti se le risposte contraddicono ciò che pensiamo.
È con questo spirito che vengono proposti gli Standard Italiani per la Cura dell’Obesità la cui redazione, per quanto sopra detto, è e sarà un continuum collaborativo con quanti vorranno rivedere, correggere, integrare ed implementare questi nostri suggerimenti operativi. In tal senso riteniamo calzanti le parole che Winston Churcill pronunciò in frangenti assai più drammatici e che facciamo nostre: “Questa non è la fine, non è nemmeno l’inizio della fine. Ma è forse la fine dell’inizio”.

I Coordinatori
Roberto Vettor, Paolo Sbraccia

AllegatoDimensione
Volume Standard di cura 2012.pdf1.12 MB